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Istat, le famiglie tagliano sulla spesa ma premiano la qualità

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Il caro-prezzi come un macigno sui consumi degli italiani nel 2022, secondo Codacons, e povertà assoluta in aumento. Bene le marche private in GDO che tutelano il rapporto qualità-prezzo.

I dati da cui iniziare l’analisi li ha forniti NielsenIQ, secondo cui a metà del 2023 i gruppi familiari in difficoltà in Italia rappresentavano il 25% della popolazione, ben quindici punti percentuali in più rispetto all’inizio del 2022 (10%). Una crescita progressiva che, ad oggi, non sembra ancora essersi arrestata: a metà 2022 gli italiani in sofferenza erano il 17% e il 23% a fine 2022. Le conseguenze di questa situazione emergono chiaramente andando ad analizzare i volumi di vendita che, dopo esser diminuiti sia nel 2022 che nel 2023, potrebbero accelerare la discesa nel 2024. Fra le strategie messe in campo per far fronte al caro prezzi ci sono la diminuzione del carrello medio e il conseguente aumento della frequenza di spesa, comportamento che consente di ridurre lo spreco, la ridotta fedeltà all’insegna di riferimento e quello che NielsenIQ chiama il “mix di carrello”, ovvero la sostituzione di versione più care di un determinato prodotto con quelle meno care. Secondo NielsenIQ, però, il consumatore è rimasto fedele alla marca del consumatore, che garantisce il miglior rapporto fra qualità e prezzo.

I dati Istat sulle spese delle famiglie “certificano l’effetto tsunami del caro-prezzi che nel 2022 ha pesato come un macigno sui consumi degli italiani”. Lo afferma il Codacons, commentando il report dell’istituto di statistica: «L’abnorme crescita dei listini registrata in Italia ha portato la spesa media per consumi a quota 2.625 euro al mese, con un aumento dell’8,7% su anno». Un incremento determinato però unicamente dal rialzo dei prezzi al dettaglio, perché in termini reali i consumi rimangono al palo a dimostrazione delle difficoltà economiche delle famiglie italiane. Si amplia inoltre in modo preoccupante il divario tra nord e sud Italia, al punto che le famiglie residenti a Bolzano spendono ogni mese il doppio di quelle che vivono in Calabria: 3.670 euro contro 1.839 euro, con una differenza del 99,5%. «Si risparmia anche sulla spesa alimentare», rileva l’Istat, nel rapporto sulle spese per consumi delle famiglie nel 2022. Le famiglie «sembrano essersi adattate alle sfide della fiammata inflazionistica, così è aumentata la quota di chi dichiara di aver limitato in quantità e/o qualità, rispetto ad un anno prima, la spesa per cibi (dal 24,4% al 29,5%), bevande (dal 29,6% al 33,3%) e per beni e servizi per la cura e l’igiene personale (dal 31,7% al 35,6%)». La voce di spesa che le famiglie dichiarano di aver limitato maggiormente è quella per abbigliamento e calzature, a differenza dei due anni precedenti quando era la spesa per viaggi e vacanze. Restano “abbastanza stabili”, tra chi già spendeva per queste voci, «i comportamenti di acquisto relativi alle spese per sanità (78,4%, era il 76,9% nel 2021) e carburanti (67,1% contro il 66,5% del 2021)».

Se la crescita dei consumi è virtuale, a fronte dell’inflazione che fa salire gli scontrini ma non riempie i carrelli, reale è un’altra voce di crescita nel paese: la povertà assoluta (+ 0,6% rispetto al 2021). Sono considerate in povertà assoluta le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile. Nel 2005 si trovava in queste condizioni il 3,3% della popolazione residente in Italia. in termini assoluti, siamo passati da meno di due milioni di individui poveri a circa cinque milioni tra 2017 e 2018. La pandemia ha portato a un nuovo aumento delle persone in queste condizioni: nel 2022 sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni e centottantamila famiglie (8,3% del totale da 7,7% nel 2021) e oltre cinque milioni e mezzo di individui.