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Trimestre anti-inflazione: dai retailer una risposta al caro-spesa

Un accordo di tre mesi firmato con il governo impegna insegne GDO e discount a fare prezzi calmierati per i beni di prima necessità, ma la libertà lasciata alle aziende rende incerti i reali benefici dell’iniziativa.

Il primo ottobre è iniziato il trimestre anti inflazione, un patto tra governo, produttori e distributori per contenere il costante aumento dei prezzi di alcuni beni considerati essenziali. Fino al 31 dicembre, le aziende partecipanti offriranno un paniere di prodotti venduti a prezzo calmierato, facilmente riconoscibile grazie al  logo un carrello della spesa tricolore.

L’accordo, tuttavia, dal punto di vista pratico, lascia alle imprese molta libertà. Sono state definite alcune linee guida e fornito un elenco di beni, che variano dall’alimentazione ai prodotti per la cura personale, ma la scelta delle quantità e la selezione dei marchi da scontare restano prerogative dei singoli retailer e distributori.

Proprio l’ampio margine di manovra lasciato alle aziende porta ad alcune incertezze sull’effettivo beneficio per il consumatore. Senza norme comuni e vincolanti, i retailer potrebbero limitarsi a ridurre i prezzi solo sui prodotti con marchi di proprietà delle insegne, rendendo l’accordo non troppo diverso dalle classiche promozioni riservate ai prodotti delle private label. Anche il CODACONS con un comunicato ha sottolineato le possibili lacune all’effettiva attuazione dell’iniziativa, concordata “escludendo in modo del tutto ingiustificato i consumatori dal patto e non prevedendo controlli sulla reale applicazione degli sconti”.

Il patto anti inflazione, inoltre, è stato siglato coinvolgendo solo le grandi insegne della GDO, ed escludendo dai processi decisionali le piccole catene e i negozi di prossimità che, soprattutto nei piccoli centri, rappresentano un punto di riferimento per l’acquisto di generi alimentari per una vasta fetta di popolazione.