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Metaverso vs Chat GPT, nella moda (per ora) vince l’AI.

Metaverso vs Chat GPT, nella moda (per ora) vince l’AI

 

Passata la febbre del Metaverso i brand investono sull’intelligenza artificiale, l’obiettivo è arrivare primi nella rivoluzione della moda.

 

Negli ultimi mesi, importanti marchi del fashion come Dolce e Gabbana e Kering hanno deciso di sospendere o ridimensionare i loro progetti di sviluppo nel Metaverso. Anche un recente studio di Deloitte Private ha evidenziato come il valore delle transazioni nel mondo virtuale sia calato drasticamente nell’ultimo anno. Ma l’abbandono del Metaverso non corrisponde a un rallentamento degli investimenti nell’innovazione tecnologica. Oggi i grandi marchi della moda vedono prospettive più interessanti, almeno nel breve termine, nell’implementazione dell’intelligenza artificiale.

Secondo la società di consulenza le tecnologie AI possono rivoluzionare interi aspetti del business, come la comunicazione del marchio, la promozione commerciale, o la gestione del punto vendita. McKinsey, nel rapporto Generative AI: Unlocking the future of fashion, pubblicato a inizio marzo, ha stimato che il ricorso all’intelligenza artificiale potrebbe portare i profitti della moda a un incremento di 275 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.

Tra gli esempi italiani, l’intelligenza artificiale è già oggi una componente fondamentale di Zegna X, nuovo ecosistema nato da una collaborazione tra Microsoft ed Ermenegildo Zegna. Il progetto, presentato  durante il Salone del Mobile, è stato accolto  dalla stampa come il precursore di una vera rivoluzione nell’omnicanalità. Zegna X  ricorre all’intelligenza artificiale per rendere istantaneo il rapporto tra venditore e cliente, anche in forma digitale. Combinator, un’implementazione del sistema, permette inoltre di personalizzare l’acquisto con quarantanove miliardi di possibili combinazioni diverse.

Ancora più visionaria appare la scelta di Levis che ha da poco annunciato l’inizio di una collaborazione con Laland per creare modelli virtuali, da utilizzare nelle campagne di comunicazione. Il cliente potrà così vedere l’abito selezionato indossato da persone diverse, disegnate dall’intelligenza artificiale tenendo conto di tutte le possibili differenze nelle caratteristiche fisiche dei singoli individui.

Ma la scelta dei grandi marchi di investire nell’AI, insieme all’entusiasmo, ha portato anche alcune perplessità e preoccupazioni. Se da un lato sono sempre più evidenti i possibili miglioramenti di importanti fasi del business, dall’altro alcuni esperti si chiedono se un giorno l’intelligenza artificiale finirà per sostituire l’uomo nell’intero processo creativo, snaturando così la vera essenza della moda, che rimane, prima di tutto, la valorizzazione della nostra unicità e del nostro pensiero.